Flat tax, come funziona. Benefici solo con redditi oltre 26mila? No

Tassa piatta vs pregiudizi. Perché la Flat Tax è importante
Uno studio condotto dal CER (Centro Europa Ricerche) presentato al CNEL, cerca di smontare l’opportunità di introdurre in Italia una Flat Tax, ma la riforma è un nuovo impianto culturale.

La Flat Tax è l’ultimo tra i terreni di scontro intestinali all’interno della maggioranza, dove Di Maio punzecchia Salvini: “Spero non sia una fregatura il regime volontario” concordando con il Ministro dell’Economia Tria tiepido sul tema, tanto da far irritare il Carroccio: “O lui o noi”.

Nel frattempo uno studio del CER (Centro Europa Ricerche) presentato al CNEL, cerca di smontare la riforma, e però involontariamente ne esalta le qualità se letto in maniera differente, con “occhi riformati” oseremmo dire, tanto quanto il cambio di paradigma culturale necessario per accettare questa grande opportunità erariale.

Innanzitutto il CER “avverte” che i maggiori avvantaggiati sarebbero i detentori di reddito lordo tra i 26 ed i 55mila euro annui, grande sorpresa visto che una delle accuse più ripetuta sia quella del “regalo ai ricchi”, ora invece scopriamo che è un regalo al ceto medio, quello per l’appunto più tartassato. Ben 8,2 milioni di contribuenti risparmierebbero 16 miliardi di euro di tasse, denari che finirebbero in circolo nell’economia, andando a beneficio dell’intera struttura sociale del Paese.

“Apparentemente, il 15% evoca un’imposizione molto più bassa dell’attuale e quindi un consistente recupero di reddito disponibile da parte dei contribuenti. Non è però così, dal momento che l’attuale struttura dell’Irpef, basata sul riconoscimento di deduzioni e detrazioni, fa sì che il livello delle aliquote effettivo sia molto inferiore a quello delle aliquote legali. Con specifico riferimento all’aliquota del 15%, tale livello di imposta è di fatto già vigente per i contribuenti con redditi fino a 26 mila euro.”

Vero, altra chiacchiera smontata. Quella che narra sia impossibile portare il sistema dalla progressione per scaglioni (23% – 43%) alla tassa piatta al 15%. Infatti l’aliquota reale, come ricorda spesso il padre della riforma Armando Siri, con il guazzabuglio delle tax expenditure si aggirerebbe già attorno al 19%. Quindi ciò che si porta in seno è una semplificazione del sistema più onesta, che sforbicia l’esigenza di un commercialista (anch’esso stressato) per correre dietro a codici, codicilli e sotterfugi interpretativi delle norme.

Per sua natura la Flat Tax è un antibiotico naturale nei confronti della recessione e della stagnazione economica, allora è chiaro vada ad agire là dove l’infiammazione sia più acuta. I redditi bassi, che comunque saranno protetti dalle deduzioni, già beneficiano di un carico fiscale (ovviamente) più leggero. Quindi è certo che il maggior risparmio lo avrà chi in proporzione è notevolmente più gravato da questo sistema perverso.

E attenzione, lo ripetiamo, non sono i ricchi o le multinazionali, che possono portare il loro patrimonio mobiliare ovunque nel mondo, si avvalgono di consulenti finanziari, società, titoli, così eludendo le maglie dell’Agenzia dell’Entrate. Ma la gente che lavora sodo, voi stessi, chi incontrate la sera in pizzeria, al bar, al ristorante.

“Risparmierebbe quasi 7mila euro di imposta chi dichiara 55mila euro, mentre per chi ha un reddito di 29mila euro lo sgravio si fermerebbe a 3,5mila euro”, dice ancora il CER, ma per quanto detto sopra, è logico che chi già paga meno imposta, abbia uno sconto minore in proporzione.

L’ultima grossa obiezione: “Per quanto riguarda infine l’ipotesi di adottare l’intervento sui redditi familiari e non individuali, non può non rivelarsi la confusione che ciò ingenererebbe, sostanzialmente consegnandoci un sistema duale di cui non paiono chiari i confini, tanto più che ogni contribuente resterebbe libero di optare per il regime fiscale a lui più conveniente.”

Sembra quasi un’offesa, qualcosa di negativo, quella di lasciare liberi i contribuenti di scegliere, ma in fin dei conti dipende dalla programmazione mentale che si ha. Il sistema così congegnato supera lo scoglio di incostituzionalità che si sollevò negli anni ’70, quando v’era la volontà d’imporre il reddito unico famigliare per i nuclei, coartando l’individualità del soggetto contributivo.

Non puoi obbligare una famiglia a restare unita, ad andare d’accordo, a partecipare assieme agli eventi mondani e di conseguenza nemmeno a dialogare sulla dichiarazione dei redditi, violando la privacy di ognuno. Inoltre, essendo in rodaggio un così sostanzioso cambio di approccio e modalità, è d’uopo una fase d’assestamento preliminare.

Articolo di Andrea Lorusso.